DDL Caregiver: I Punti Deboli del Testo

Le osservazioni di Anffas, FISH e Cittadinanzattiva sull'Atto Camera n. 2789

Introduzione e contesto legislativo

Il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, approvato dalla Camera dei deputati e ora all’esame del Senato, rappresenta un passaggio atteso da anni per le persone che assistono continuativamente un familiare.

Il testo (Atto Camera n. 2789) introduce una cornice nazionale di riconoscimento della figura del caregiver, prevedendo misure relative a:

  • Sostegno economico;
  • Conciliazione tra lavoro e cura;
  • Benessere psicofisico;
  • Partecipazione del caregiver al progetto di vita della persona assistita.

Panoramica delle criticità: "Servono diritti concreti"

L’approvazione parlamentare non ha messo fine alle numerose perplessità sollevate da una parte delle organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, le famiglie e chi presta assistenza.

Punto di convergenza: Le valutazioni espresse da Anffas, FISH e Cittadinanzattiva convergono sul fatto che il riconoscimento del ruolo di cura rischia di rimanere insufficiente se non è accompagnato da diritti esigibili, risorse adeguate e servizi accessibili.

Le tre organizzazioni evidenziano criticità differenti:

  • Anffas e FISH: riconoscono il valore del percorso avviato, ma chiedono soprattutto di colmare la lacuna delle tutele previdenziali e di rendere più efficaci le misure previste.
  • Cittadinanzattiva: esprime una valutazione nettamente più critica sull’impianto del provvedimento, contestando i criteri di classificazione dei caregiver e il rischio che producano nuove disuguaglianze.

1. Anffas: zero tutele previdenziali e contributo selettivo

Anffas riconosce nel disegno di legge un passaggio importante per le famiglie, ma ritiene necessario rafforzarne i contenuti affinché il riconoscimento si traduca in sostegni concreti. Le osservazioni sono contenute in una nota del Centro Studi Giuridici e Sociali.

Mancano tutele previdenziali

La criticità principale riguarda l’assenza di una disciplina organica delle tutele previdenziali: il testo non affronta le conseguenze dell'assistenza continuativa sul percorso lavorativo e sulla futura pensione del caregiver. Anffas chiede di prevedere la contribuzione figurativa e possibilità di pensionamento anticipato.

Contributo economico troppo selettivo

I requisiti per accedere al contributo economico (convivenza, carico di cura, reddito da lavoro, ISEE) risultano troppo stringenti. Anffas chiede di rivedere queste condizioni e sottolinea che le nuove prestazioni devono essere aggiuntive e non sostitutive rispetto agli interventi regionali/locali.

Servizi uniformi e centralità della persona assistita

È necessario definire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) affinché i sostegni siano uniformi sul territorio nazionale. Inoltre, l'assistenza familiare deve integrarsi nella rete pubblica senza trasferire le responsabilità dello Stato sulle famiglie o ridurre gli interventi alla persona con disabilità, che deve restare protagonista delle proprie decisioni.

2. FISH: senza previdenza non si tutela il futuro del caregiver

La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) considera il DDL un passaggio significativo, ma sottolinea la necessità di completare il quadro delle tutele.

Prospettive pensionistiche e dignità

Anche per la FISH il principale punto debole è l'assenza di tutele previdenziali per chi riduce o interrompe il lavoro. Il riconoscimento non può limitarsi al periodo di assistenza attivo, ma deve considerare gli effetti di lungo periodo sulla pensione. Il provvedimento deve iscriversi in una riforma complessiva orientata alla dignità, all'autodeterminazione e alle pari opportunità.

Il ruolo del Progetto di Vita

La FISH valuta positivamente il collegamento con il Progetto di Vita individuale (D.Lgs. 62/2024), che valorizza il contributo del caregiver all'interno di una progettazione su misura. La Federazione richiama inoltre l'attenzione sui tempi: un'eventuale modifica al Senato richiederà un nuovo passaggio alla Camera, ma la fretta non deve sacrificare la qualità delle tutele.

3. Cittadinanzattiva: rischio di nuove disuguaglianze

La posizione di Cittadinanzattiva è la più severa, definendo il testo approvato alla Camera motivo di «grande delusione».

Burocratizzazione e isolamento

Secondo l'associazione, il disegno di legge non garantisce diritti concreti ma burocratizza l'attività di cura e isola il caregiver nel proprio ruolo, anziché assicurare una rete di protezione e servizi.

Disuguaglianze tra le categorie di caregiver

La rigida categorizzazione dei caregiver (in 4 profili) rischia di produrre disuguaglianze e divisioni, creando nuove linee di esclusione per chi sostiene carichi di cura importanti ma non rientra nei rigidi parametri previsti.

La richiesta di una revisione radicale

Cittadinanzattiva chiede una revisione radicale del testo durante il passaggio al Senato, per evitare che i criteri di classificazione escludano proprio chi svolge funzioni essenziali di assistenza.

Il nodo comune: riconoscere il caregiver non basta

Pur con sfumature diverse, emergono 4 temi sintesi fondamentali condivisi dalle organizzazioni:

  • Previdenza e lavoro: Necessità di coperture figurative e scivoli pensionistici per chi sacrifica la carriera per la cura.
  • Accesso ai sostegni economici: Revisione della rigidità dei requisiti e garanzia che le risorse non sostituiscano il welfare locale.
  • Rischio di esclusione: Evitare che la classificazione in profili crei discriminazioni tra gli stessi caregiver.
  • Servizi e diritti effettivi: Passaggio dal semplice riconoscimento formale a un sistema integrato di sostegni e livelli essenziali garantiti.

Ddl caregiver: cosa succede adesso al Senato

L’approvazione alla Camera non conclude l’iter legislativo: il disegno di legge n. 2063 è ora all’esame del Senato, dove si discuteranno le criticità segnalate.

Gli scenari possibili:
  • Se il Senato approverà il testo senza modifiche, la legge sarà definitivamente approvata.
  • Se verranno introdotti emendamenti o correzioni, il provvedimento dovrà tornare alla Camera per una nuova deliberazione (navette parlamentare).