La Vita indipendente nella Disabilità

Il riferimento principale è l'articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con la Legge n. 18/2009.



L'articolo 19 riconosce il diritto delle persone con disabilità a:


  • scegliere dove vivere;
  • scegliere con chi vivere;
  • non essere obbligate a vivere in una particolare struttura;
  • avere accesso all'assistenza personale necessaria;
  • partecipare pienamente alla vita della comunità.

In altre parole, la vita indipendente non significa "fare tutto da soli", ma poter autodeterminare la propria esistenza, anche quando si necessita di assistenza continuativa.

Come la definisce lo Stato italiano


Le "Linee comuni per l'applicazione dell'art. 19" precisano che:



  • il diritto alla vita indipendente riguarda tutte le persone con disabilità, indipendentemente dalla gravità;
  • ogni persona deve poter scegliere dove, come e con chi vivere;
  • le politiche pubbliche devono favorire la deistituzionalizzazione e contrastare segregazione e isolamento;
  • gli interventi devono essere costruiti sul progetto personale di vita della persona.

Legge 104/1992


  • integrazione sociale;
  • autonomia personale;
  • partecipazione alla vita sociale e lavorativa.

Legge 162/1998

Introduce i primi finanziamenti per progetti personalizzati di assistenza, considerati l'origine delle politiche per la vita indipendente.


Legge 112/2016 ("Dopo di Noi")

Promuove percorsi abitativi e soluzioni che consentano alle persone con disabilità grave di vivere fuori dall'istituzionalizzazione e con maggiore autonomia.


Decreto Legislativo 62/2024

La riforma della disabilità introduce il Progetto di Vita, che deve essere costruito attorno ai desideri, agli obiettivi e alle scelte della persona, in coerenza con la Convenzione ONU.

Vita Indipendente nel co-housing: Passaggio richiesto per il 'Dopo di Noi'

In primo luogo si ritiene prioritario promuovere il recupero e la riqualificazione di edifici attualmente inutilizzati o sottoutilizzati, destinandoli alla realizzazione di strutture residenziali innovative rivolte a persone con disabilità.
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Tali strutture dovrebbero essere concepite secondo un modello abitativo inclusivo e flessibile, capace di rispondere alle diverse esigenze di autonomia e assistenza delle persone accolte.

In particolare, si propone la realizzazione di mini-appartamenti indipendenti, composti da zona giorno con angolo cottura, camera da letto, bagno accessibile e disimpegno, destinati a persone con disabilità che possiedano adeguate capacità di autodeterminazione e possano intraprendere percorsi di vita indipendente o semi-indipendente.

Parallelamente, la struttura dovrebbe prevedere anche camere doppie o piccoli nuclei abitativi assistiti, destinati a persone che necessitano di un supporto continuativo nelle attività quotidiane e che non sono ancora in grado di vivere in completa autonomia.

L'obiettivo è favorire percorsi personalizzati che consentano ad ogni persona di sviluppare e mantenere il massimo livello possibile di autonomia, nel rispetto dei principi sanciti dall'articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che riconosce il diritto di scegliere dove, come e con chi vivere.


A completamento dell'offerta abitativa, la struttura dovrebbe disporre di una serie di servizi comuni in grado di garantire qualità della vita, sicurezza e inclusione sociale, tra cui:



  • - una mensa o un servizio di ristorazione condiviso;
  • - una lavanderia centralizzata;
  • - spazi comuni per attività ricreative, culturali e di socializzazione;
  • - un presidio sanitario di base per il monitoraggio delle condizioni di salute degli ospiti;
  • - un servizio educativo e socio-assistenziale;

la presenza continuativa di almeno un Operatore Socio-Sanitario (OSS), integrato, ove necessario, da altre figure professionali quali educatori, assistenti sociali, infermieri e personale specializzato.

Tale modello residenziale consentirebbe di coniugare il diritto alla vita indipendente con la necessaria rete di supporto assistenziale, rappresentando una concreta risposta alle esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie, nonché un'importante alternativa ai tradizionali modelli di istituzionalizzazione. Inoltre, il recupero di immobili esistenti contribuirebbe alla valorizzazione del patrimonio edilizio inutilizzato e alla rigenerazione sociale del territorio.

Cosa - Dal problema alla soluzione: il percorso del Co-Housing Solidale



Nel territorio è in costante crescita il numero di persone con disabilità che, per età, condizioni familiari o mutate esigenze assistenziali, necessitano di soluzioni abitative stabili che garantiscano autonomia, sicurezza e inclusione sociale.

Molte famiglie vivono inoltre la preoccupazione del cosiddetto "Dopo di Noi", ovvero il momento in cui i genitori o i caregiver non saranno più in grado di assicurare il necessario supporto quotidiano.


Da ciò emerge la necessità di sviluppare nuove forme di residenzialità che siano alternative sia all'isolamento domestico sia alle strutture istituzionali tradizionali.



Il Processo Operativo

  • 1. Individuazione delle risorse esistenti
  • 2. Studio di fattibilità tecnica
  • 3. Definizione del modello abitativo
  • 4. Realizzazione degli spazi di comunità
  • 5. Costruzione della rete territoriale
  • 6. Reperimento delle risorse economiche
  • 7. Attivazione del Villaggio Inclusivo

Gli ospiti partecipano alla gestione della comunità e sviluppano il proprio progetto di vita personalizzato.

Non sono semplici utenti di un servizio ma cittadini attivi.

L'obiettivo del progetto non è semplicemente fornire un alloggio o un servizio assistenziale, ma creare un ambiente di vita nel quale ogni persona possa sentirsi realmente a casa, mantenendo la propria autonomia, coltivando relazioni significative e partecipando attivamente alla vita della comunità.

Una struttura residenziale moderna destinata a persone con disabilità deve superare definitivamente il modello dell'istituto assistenziale o della residenza sanitaria tradizionale, spesso caratterizzati da spazi anonimi e da una limitata possibilità di scelta individuale. Al contrario, deve configurarsi come un vero e proprio villaggio inclusivo, aperto al territorio e progettato per favorire il benessere, la socializzazione e la piena espressione della persona.

Accanto agli alloggi individuali e ai nuclei abitativi assistiti, dovrebbero essere previsti spazi comuni destinati alla vita quotidiana, alla cultura, al tempo libero, alla cura della persona e alla promozione della salute.

In particolare, il complesso potrebbe comprendere:

  • una mensa-ristorante accogliente, con annessa cucina, concepita come luogo di incontro e convivialità e non come un semplice refettorio di impronta istituzionale;
  • un caffè-bar sociale, aperto anche nelle ore serali, capace di diventare punto di aggregazione per residenti, familiari e cittadini, con possibilità di organizzare serate musicali, eventi culturali e momenti di intrattenimento;
  • una biblioteca e sala lettura, per favorire l'accesso alla cultura, allo studio e all'informazione;
  • una sala cinema e multimediale, dedicata a proiezioni, incontri, conferenze e attività formative;
  • una palestra accessibile e inclusiva, dotata di attrezzature adeguate alle diverse esigenze motorie;
  • una sala fisioterapia e riabilitazione, in grado di offrire interventi di mantenimento e recupero funzionale;
  • ambulatori per visite mediche specialistiche e servizi sanitari di prossimità;
  • servizi per la cura della persona, quali parrucchiere, barbiere ed estetica di base;
  • uno spaccio di comunità o minimarket per l'acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità;
  • laboratori creativi, artistici e artigianali destinati allo sviluppo delle capacità individuali e delle relazioni sociali;


La filosofia progettuale deve essere quella di offrire alle persone la possibilità di trascorrere il maggior tempo possibile fuori dal proprio appartamento, non per necessità ma per scelta, grazie alla presenza di opportunità, servizi e relazioni che rendano ogni giornata ricca di significato.

Una persona non vive bene semplicemente perché dispone di un tetto sopra la testa. Vive bene quando può incontrare amici, partecipare ad attività culturali, fare sport, curare la propria salute, accedere a servizi di qualità, coltivare interessi personali e sentirsi parte integrante di una comunità.

Il co-housing deve quindi diventare un luogo in cui il concetto di assistenza lascia spazio a quello di cittadinanza attiva, dove la persona con disabilità non è un ospite da accudire, ma un cittadino che esercita il proprio diritto alla vita indipendente, all'autodeterminazione e alla piena partecipazione sociale.

In questa prospettiva, il progetto rappresenta non soltanto una risposta abitativa al tema del "Dopo di Noi", ma una concreta attuazione del diritto a una vita dignitosa, libera e pienamente inclusa nella comunità. Questo approccio è molto vicino ai migliori modelli europei di co-housing inclusivo, dove l'obiettivo non è "dare un posto dove abitare", ma costruire un ecosistema che renda la vita interessante, partecipata e degna di essere vissuta anche quando vengono meno i supporti familiari.

Mediante tutti gli strumenti tipici del Fundraising del Terzo Settore:

  • Digital Fundraising: Comprende le donazioni tramite il sito web dell'ente, l'email marketing (dem), le piattaforme di crowdfunding e le raccolte fondi attive sui social media.

  • Corporate Fundraising: Strategie di partenariato con le aziende, che includono sponsorizzazioni, donazioni liberali, cause related marketing (vendita di un prodotto il cui ricavato va in beneficenza) e volontariato d'impresa.

  • Direct Marketing & Contatto Diretto: Azioni mirate come il direct mail (invio di materiale cartaceo), il telemarketing e il face-to-face (dialogatori in strada o luoghi pubblici).

  • Grandi Donatori (Major Donors): Raccolta fondi dedicata a individui/Aziande facoltosi con un'alta capacità donativa.

  • Eventi e Merchandising: Organizzazione di cene di gala, tornei, concerti o la vendita di oggetti solidali durante fiere e piazze.

  • Lasciti Testamentari: Donazioni attraverso cui una persona decide di lasciare parte del proprio patrimonio a un ente no profit dopo la propria scomparsa.

  • Un'ulteriore risorsa fondamentale, regolamentata a livello nazionale, sono i Contributi Pubblici e strumenti di sostegno istituzionale come il 5x1000.


Considerazioni finali


Le presenti considerazioni non intendono limitarsi alla semplice ristrutturazione di immobili oggi inutilizzati o sottoutilizzati, ma si propongono di trasformarli in luoghi di vita, relazione e inclusione sociale.

La vera sfida non consiste soltanto nel costruire appartamenti, realizzare servizi o garantire assistenza. La sfida è creare una comunità capace di accogliere la persona nella sua interezza, riconoscendone i diritti, le aspirazioni, le capacità e il desiderio di costruire il proprio futuro.

Per troppo tempo la disabilità è stata affrontata prevalentemente come un problema assistenziale.

Oggi la normativa nazionale e internazionale ci invita ad un cambio di prospettiva:
non più "persone da assistere", ma "cittadini titolari di diritti", in primo luogo del diritto a scegliere come vivere, con chi vivere e quale ruolo svolgere all'interno della società.

Un progetto di Co-Housing Solidale può rappresentare una risposta concreta a tali principi, offrendo non soltanto una soluzione abitativa, ma un modello innovativo di convivenza e partecipazione, nel quale ogni persona possa sentirsi parte attiva di una comunità accogliente e solidale.

La realizzazione di un simile intervento richiede certamente risorse economiche, competenze tecniche e una forte collaborazione tra Enti Pubblici, Terzo Settore, Fondazioni, imprese e cittadini.

Tuttavia i benefici sociali che ne deriverebbero sarebbero di gran lunga superiori agli investimenti necessari, generando inclusione, sicurezza, sostegno alle famiglie e valorizzazione del patrimonio pubblico esistente.

Investire in progetti di questo tipo significa costruire una società più giusta e più umana, nella quale nessuno sia costretto a rinunciare ai propri sogni, alla propria autonomia o alla propria dignità a causa della condizione di disabilità.

In definitiva, non si tratta soltanto di recuperare degli edifici, ma di costruire opportunità, relazioni e speranza; di dare concreta attuazione ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e di offrire una risposta lungimirante alla crescente domanda di percorsi di vita indipendente e di soluzioni abitative innovative.

Una comunità si misura non dalla ricchezza che possiede, ma dalla capacità di garantire a ciascuno dei suoi membri la possibilità di vivere una vita piena, libera, dignitosa e degna di essere vissuta.

"Non sono semplicemente delle abitazioni. Sono luoghi nei quali le persone possano continuare a vivere, scegliere, amare, partecipare e sognare."
In Internet abbiamo trovato associazioni che stanno realizzando e/o hanno realizzato delle strutture vicine a quello che abbiamo presentato sopra e ci sembra utile dare le loro indicazioni per capire, e anche magari copiare, i loro risultati

VILLAGGI BENESSERE INSIEME
via Mestre 18 (MB)
www.villaggibenessereinsieme.it


Un'altra fonte sicuramente interessante che propone soluzioni per una 'vita indipendente' anche nel 'Dopo di Noi' è il sito della Regione Toscana che è stato costruito per lo scopo Toscana Accessibile
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